| TERRITORIO - Frazione "Canton Mosca storico (centro)" |
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CRONACA DI GIVOLETTO Quando, nel I secolo avanti Cristo, i romani colonizzarono questi territori, si imbatterono in una popolazione locale di origine celtica. Tutta la regione era coperta da foreste abitate da animali anche feroci, come lupi e orsi. I romani costruirono strade, edificarono mansi, fundi e villare e diedero un forte impulso ai commerci e alle attivitą artigiane. L'impero romano venne sommerso, verso la fine del V secolo, dalle ondate degli invasori barbari. Pare probabile che furono gli Unni a spingersi lungo l'arco alpino nel 452, fino alle nostre zone. Il nome di questo comune č assai antico. Pare derivi da Tibuletum, cioč il luogo caratterizzato da foreste di tibuli, nome latino di una specie di pini selvaggi una volta abbondanti nella zona. E' gią accennato in una bolla di Benedetto VIII del 1014, e successivamente in diplomi di Arrigo III e Ottone IV. Secolo XII. Givoletto fa parte del viscontado di Baratonia. Parte del feudo risulta appartenere a Bosone di Villaraimon, che la vende a Tommaseto di Villarfocchiardo. Quest'ultimo appartiene al ramo dei Visconti di Baratonia, che ebbe giurisdizione su Villarfocchiardo e altre terre della Val Susa. 1246. Il marchese di Monferrato investe Guglielmo e Giacobino, visconti di Baratonia, di una sesta parte del castello di Givoletto e delle sue appartenenze. 1313. Tommaseto di Villarfocchiardo vende il feudo a Giovanni Berland di Bardonecchia, abitante a Chianocco. 1333. Castagno Canalis, signore di Cumiana, acquista Givoletto dai signori di Bardonecchia. 1339. Guglielmo Canalis di Cumiana, figlio del precedente, raccomanda al Vescovo di Torino il suo protetto don Pietro Alingio, affinchč sia nominato rettore della parrocchia di S. Secondo, al posto di don Salvario, deceduto. 1355. L'imperatore Carlo IV comprende Givoletto tra le terre donate al Marchese di Monferrato. La parrocchia č retta in quell'anno da don Lanoro. 1378. Il titolare della parrocchia, don Bonetti, subisce un processo per aver ferito a sangue certo Raimondo Molare, residente a S. Gillio, e per tenere una comcubina. Don Bonetti era pure titolare della parrocchia di S. Gillio. 1431. Pietro de Villart, savoiardo, regge le due parrocchie di Givoletto e S. Gillio. A lui suddedono: don Isnardo di Lione (1437); don Giovanni del Delfinato; don Caramelli di Rivoli (1439); don Giucardo (1440). 1513. Pare che la parrocchia di S. Secondo fosse dotata di buona rendita, tent'č che fu pił volte richiesta e ceduta da alti prelati della curia romana. Cominciņ in quell'anno il cardinale di S. Eusebio, che venne investito della parrocchia di S. Secondo "loci javoleti". Nel 1514 questi la cedeva al canonico Giorgio Torsinello, scrittore dell'archivio romano. Nello stesso anno si legge che don Passarini, datario, cedeva tutti i suoi diritti sulla parrocchia di Givoletto a certi Dantoni e Michetti, scrittori di brevi. 1554. I francesi fortificano Givoletto. Gli imperiali, fatto un vano tentativo su Torino, assaltano e conquistano il castello. Lo riprendono poco dopo i francesi. 1555. I francesi ordinano la demolizione del castello. 1557. Giovanni e Giorgio Canalis di Cumiana vendono per 9200 fiorini il castello di Givoletto e le sue dipendenze agli Scaravello, signori di Moriondo, nella persona del conte Pietro Vittorio. 1584. L'arcivescovado di Torino visita Givoletto, dove č titolare don Brayda. 1630. La peste infuria nel paese. I superstiti come ringraziamento per lo scampato pericolo, rigono la cappella di S. Rocco. 1652. Pietro Paolo Scaravello addiviene ad una transazione con la comunitą di Givoletto. L'atto č redatto nel castello, ormai rovinato. 1672. Il castello viene venduto dal ricordato Pietro Paolo Scaravello a conte Ottavio Berta per lire 27000. 1773. Hanno giurisdizione feudale su Givoletto i marchesi Molhard di Tournon. |
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ėl Cantun Musca Vecchio nucleo abitato, al centro del territorio comunale, sviluppatosi a ridosso dell'antico castello feudale, ėl Castel (1) Il campanile Antica torre d'avvistamento riconvertita a torre campanaria subito dopo la defortificazione del paese nel 1555. Accanto alla torre sorge un edificio, che č stato sede dell'esattoria istituita dai francesi nel 1806. (2) La Cascina Ruffati Costruita nel corso del 1700. Struttura architettonica a due piani, con due vani per piano, divisi dalla scala centrale e annessi porticato, stalla e fienile. I soffitti di tutte le camere erano a cassettoni in legno. La cascina Ruffati era anche conosciuta come Casin-a 'd Ca 'd Baila, per aver ospitato per molti anni la nutrice della zona. (3) Il ponte Costruito nel XIX secolo, collegava il centro con la zona Gianmichele. (4) i Runch
"I (terreni) dissodati". (5) ėl Pra del Bal
"Il prato del ballo". (6) La chiesa parrocchiale di San Secondo Martire Le prime tracce della sua esistenza risalgono al 1014: in una bolla di Papa Benedetto VIII si legge che la Chiesa viene assegnata alle dipendenze del Monastero di Breme. Nel 1584, in una relazione del Mons. Peruzzi, Vescovo di Torino, si legge che la Chiesa fu trovata in pessimo stato per la sua vetustą e bisognosa di riparazioni al pavimento, agli altari ed al Battistero. Si faceva riferimento ad una pittura sul muro, raffigurante il Santo Patrono e ad una statua, che potrebbe essere quella attuale in legno. L'edificio era allora piccolissimo ed aveva attorno il cimitero. Nel 1752 il Parroco don Carlo Cominotto predispose grandi lavori di ristrutturazione: la Chiesa fu alzato e allargata mediante l'aggiunta di cappelle laterali. Nuovi lavori furono organizzati nel 1862 da don Giacomo Audisio: l'edificio fu allungato aggiungendo le due ultime cappelle laterali e fu realizzata l'attuale facciata. (7) Antica toponomastica |
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FONTI BIBLIOGRAFICHE:
FOTOGRAFIE: Boni, Bianca Gaviglio, Michele Gherra. REALIZZAZIONE: Sand. |
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